Da qualche parte ho letto che la figura del Dottor House, il medico diventato icona della professione medica (chissà poi perchè) è stata ispirata dal più noto personaggio di Sir Arthur Conan Doyle, il papà di Sherlock Holmes.
Ci ho pensato a lungo e, mentre alcuni aspetti dei due personaggi sono altamente dissimili, molte sono le somiglianze sia nel metodo di lavoro che negli atteggiamenti.
Holmes coglie le sfumature degli abiti, delle voci, degli atteggiamenti e da un senso originale alle parole dei propri clienti, così come il Dottor House riesce a guarire i propri pazienti partendo da un particolare, o da un sintomo meno importante, che sfugge agli altri. Entrambi quindi applicano quello che viene definito “il metodo deduttivo” o metodo scientifico.
Ad entrambi vengono affidati casi apparentemente insolvibili e di difficile comprensione.
Come Holmes, anche House è drogato, è un solitario e non ama le donne nè i sentimenti che lo distraggono dal suo lavoro e dalla logica.
Come Holmes, anche House è attratto da una sola donna o meglio, una sola donna è riuscita ad affascinarlo.
Entrambi hanno come amico un medico con il quale convivono.
Sono molti quindi i punti in comune e chissà se lo scrittore del serial del Dottor House è o meno consapevole di tutte queste coincidenze che, a mio parere, non sono plagio bensì una bella trovata per rispolverare, seppure sotto altre vesti, una fetta importante della letteratura inglese.
Nadia
Non è del tutto un caso che l’attore che interpreta House sia inglese; ci sarà qualcuno ricco di fantasia che riesca a scrivere un racconto infilandoci Holmes e House (notare la somiglianza dei cognomi); gli artifici per farli incontrare ci sono (fantasmi, reincarnazioni, ponti spazio tempo) neanche la fatica di inventarli…Il guanto di sfida è lanciato, qualcuno lo raccoglierà?
Mi chiamo fuori limitandomi a un copiaincolla dal sito letterario Scrigno: “… molte cose sono conosciute con certezza, sebbene non siano per sé stesse evidenti, solo che siano dedotte da principi veri e noti, mediante un moto continuo e ininterrotto del pensiero… In tal modo sappiamo che l’ultimo anello di una lunga catena è legato al primo anche se non abbracciamo con un solo e stesso colpo d’occhio tutti gli anelli intermedi, da cui dipende quella connessione, dato che li abbiamo seguiti successivamente e ricordiamo che dal primo all’ultimo ciascuno di essi è unito a quelli che gli sono vicini” – Regole per la guida della mente (1627/28) – Cartesio
Da questo, a percepire che molti scrittori rinnovano (aggiungo: o rinnoveranno) certamente un “retroscena”, dico a Nadia che ha ragione.
Altro è dire che l’universalità della “ragione” è un bene comune – un potenziale sì.